Cosa è emerso a Coltivare la sostenibilità

Si è svolta lo scorso giovedì 11 febbraio la seconda edizione del convegno “Coltivare la sostenibilità” che Trentino Green Network ha organizzato per la Federazione Trentina della Cooperazione.

Le voci dal convegno

Luca Rigotti, vicepresidente Federazione Trentina della Cooperazione per il settore agricolo

Andrea Segrè, presidente Fondazione Mach

Laura Ricci, presidente Trentino Green Network

Claudio Mazzini, settore ortofrutta Coop Italia

Sul sito della Federazione è disponibile un video con le interviste.

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La sostenibilità in agricoltura

Essere cooperatori è un grande vantaggio se si torna a dare certezze in un mondo di incertezze. Oggi dobbiamo passare da una visione egologica a una visione ecologica. Una dimensione dove l’uomo è attento e presta particolare attenzione agli elementi della terra e dell’ambiente (Carlo Dellasega, Direttore  generale della Cooperazione Trentina)

La cooperazione è un patto fra generazioni e la sostenibilità deve utilizzare e conservare al meglio le risorse naturali nel tempo, ha evidenziato Andrea Segrè, presidente della Fondazione Edmund Mach.

Anche le scelte dei consumatori sembrano indirizzate alla sostenibilità.

Stiamo assistendo a una leggere ripresa dei consumi. C’è un’attenzione importante verso il biologico. Si coglie, sostanzialmente, una nuova opportunità di consumo, specchio di una Italia che sta cambiando. (Claudio Mazzini, responsabile commerciale settore ortofrutta di Coop Italia)

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Esperienze sul campo

Interessante la tavola rotonda sulle esperienze di sostenibilità animata dai rappresentanti dei settori ortofrutticolo, lattiero caseario e vitivinicolo della Cooperazione Trentina,  a cui è intervenuto l’assessore provinciale all’agricoltura Michele Dallapiccola.

Alessandro Dalpiaz, direttore di Apot, ha sottolineato come si realizzino più controlli sulle mele in Trentino che nel resto d’Italia. Prima in ordine di tempo, già nel 1990 la nostra Provincia si è dotata di un protocollo d’intesa per limitare i trattamenti in campagna. A partire dal 1998, anche se risulta obbligatoria solo dal 2014, è scattata la verifica funzionale e la taratura degli atomizzatori. “Ora è giunto il momento – ha concluso Dalpiaz – di accelerare gli investimenti nella componente sociale della sostenibilità”.

Mauro Fezzi, presidente della Federazione Provinciale Allevatori, ha parlato degli impianti a biogas per lo smaltimento dei reflui prodotti nel settore zootecnico. L’innovazione tecnologica ha consentito lo sviluppo di impianti di piccole dimensioni andando incontro alle esigenze degli allevatori con un numero limitato di capi di bestiame. È possibile abbattere fino all’80% degli odori.

Alessandro Bertagnoli, presidente del Consorzio Vini del Trentino, ha sottolineato come il Trentino sia all’avanguardia nella produzione biologica: nella nostra provincia la superficie vitata bio è cresciuta del 515% nel decennio 2004 – 2013. La media italiana di produzione di vini bio è del 22%, seconda solo alla Spagna.

Franco Paoli, responsabile logistica di Melinda, ha condiviso con il pubblico del convegno  la straordinaria esperienza, “unica al mondo”, delle celle ipogee di Tassullo, dove la conservazione delle mele avviene con minore consumo di acqua (27.000 metri cubi all’anno), di suolo agricolo (250.000 metri cubi di edifici industriali risparmiati), di emissioni di anidride carbonica (40.000 kg in un anno). La sostenibilità qui si traduce anche in termini economici (minori costi di gestione) e di impatto sociale, misurabile sotto forma di occupazione e di valorizzazione del territorio.

Andrea Merz, direttore di Concast Trentingrana, ha descritto l’attività di smaltimento e recupero del siero, che risulta come scarto dalla lavorazione del latte. Il trattamento del siero, realizzato dal consorzio per conto dei 17 caseifici associati e di altri produttori, permette di ottenere 8.000 tonnellate di polvere di siero all’anno, impiegate come integratori nella dieta degli animali e in campagna come trattamento naturale delle piante. C’è anche un ritorno economico: 6 milioni di euro di cui possono beneficiare gli allevatori.

Gianluca Savini, responsabile dei tecnici della Cooperativa Sant’Orsola, ha presentato il sistema innovativo di irrigazione, combinato a nuove tecniche di climatizzazione, introdotto nella coltivazione dei piccoli frutti, che ha accresciuto del 18% la produttività e ridotto al contempo del 25% il consumo di acqua e di concime. Grazie a questa innovazione, per la sola produzione di fragole Sant’Orsola risparmia circa 6.000 metri cubi di acqua all’anno, pari al consumo medio di 30 famiglie.

One Response

  1. Giuliano Preghenella

    Gentilissimi: a parte Melinda non vedo grandi “iniziative sostenibili” dalle aziende invitate a relazionare,
    per la terza edizione sarebbe auspicabile che affrontaste l’argomento “cloni resistenti alle malattie” e “studio sulla genomica e cisgenico” argomenti questi capaci di rivoluzionare il modo di coltivare sostenibile.
    Grazie.

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